PROLOGO; CAP.1; CAP.2; CAP.3; CAP.4; CAP.5; CAP.6; CAP.7 ; CAP.8; CAP.9; CAP.10; CAP.11; CAP.12; CAP.13; PER SAPERNE DI PIù
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Le ciglia sbatterono appena. Lunghe, curve, nere. Nere su nero. Sugli occhi che tanto lo avevano spaventato. Ryker prese il viso di Thari tra le mani e le sfiorò le labbra continuando a guardarla.
La morte, le tenebre, due pozzi senza fine.
Conosceva quegli occhi da quando era bambino, ne conosceva la paura che suscitavano in lui. Tuttavia, allora non conosceva la dolcezza e l’umanità di quello sguardo che credeva solo di sognare nei momenti più tristi.
Non c’era tristezza, però; c’erano due occhi che poteva amare. E non importava cosa sarebbe successo, era troppo irreale troppo lontano. Non desiderava neppure pensarci, anche se avrebbe dovuto, avrebbe dovuto fare un sacco di cose; eppure era là, con lei, un mezzogiorno infuocato oltre il terrazzo, sul deserto silenzioso.
Thari si mosse appena e lo strinse.
Lui sorrise, ricambiandola. «Sai cos’è la cosa più strana, tesoro? Le tue ali.»
«Le ali?»
Ryker annuì. «Sì. Ti stupisce?»
Lei si strinse nelle spalle. «Pensavo che fosse il colore della pelle. O gli occhi. O i capelli bianchi.»
«No. Sono le ali, perché il resto è umano, molto umano, e se non lo fosse, lo è diventato insieme a te. Ma le ali… Thari, sono scomodissime!»
La ragazza ridacchiò. «Signor Mancini, come può dire una tale eresia? Le ali sono la parte del corpo più comoda e utile al mondo.»
«Più del cuore e il cervello?»
«A parte quelli.»
Ryker la costrinse a guardarlo piegandole il viso. «Non pensi che siano le uniche cose utili, o più utili, quando fai l’amore con me.»
Lei rise di nuovo con il suono cristallino che sgorgava dalla sua bocca. «Va bene, come vuoi; ma le ali sono utili e sono comodissime. Non sai quante cose non potrei fare, senza.»
«Per esempio?» Chiese lui corrugando la fronte.
Gli lanciò un’occhiata, fingendo impazienza. «Volare?»
«Non sono un sacco di cose.» Commentò Ryker di rimando.
«Sì, invece», protestò «è che tu…»
«Non puoi capire.» Concluse per lei.
Thari scosse il capo. «Non vuoi capire: non è possibile sindacare sull’utilità del volo, delle ali, dell’equilibrio. È così ovvio.»
Il ragazzo le tirò una ciocca. «Penso proprio che tu sia terribilmente donna, Nefthari, e quindi vuoi sempre avere l’ultima parola.»
Lei non replicò per qualche minuto, lasciando pensare a Ryker di averla offesa, anche se lui non ne vedeva il motivo. «Sai» disse infine, «nessuno mi chiama Nefthari.»
«Peccato. È un bel nome, per una come te.»
«Come lo conosci? Il nome intero, intendo.»
Lui ci dovette pensare alcuni istanti. «Lo ha detto Iside, quando l’ho conosciuta, sul Colosseo. Oh, cielo, sul Colosseo! Mai avrei pensato di poter dire sul Colosseo, al posto di accanto, davanti, dentro; è tutta colpa tua.»
Lei lo guardò con un’intensità tale che lui ne fu quasi imbarazzato. «Lo so. Non avrei mai dovuto farti tutto questo, se io fossi stata attenta alle mie stupide emozioni, ti avrei evitato tante sofferenze.»
Lui fece per ribattere e dire che non era più certo di quella realtà, ma lei, con una forza che lui in quel momento non si aspettava, lo spinse da una parte con una sola mano.
Ryker sbatté le palpebre; troppo sorpreso anche per chiederle cosa accidenti le fosse venuto in mente, la guardò alzarsi in piedi e piegarsi poco più in là per prendere la spada. Quando si voltò, lo sguardo di lei era quello più duro e meno umano che le conoscesse.
Aprì la bocca, ma qualcosa piombò nella terrazza con uno svolazzare di piume grigie, e dalle sue labbra non uscì nulla.
Thari strinse l’impugnatura assumendo la posizione tipica di quando combatteva. «Stai violando l’abitazione di Iside senza il suo consenso, puoi andare incontro a un richiamo ufficiale in merito. Non sei la benvenuta, Sekhmet.»
L’altra sollevò un sopracciglio e si toccò i lunghi capelli setosi. «Senti da quale pulpito. Sono venuta qua giusto per portarti da chi di dovere. Riportare te e il tuo amichetto umano al cospetto del capo delle milizie.»
«Cosa?»
«Hai capito bene. A quanto pare, qualcuno ha spifferato tutto e tu hai finito di giocare all’umana innamorata. Se tutto va per il meglio ti sarà tolto il tuo corpo da donna e dovrai seguire le ultime persone che devono rinascere, puoi solo sperare che sia così.»
Thari alzò la spada. «Stai mentendo.»
«Assolutamente no.»
«Perché non sono venuti loro a prendermi?»
L’altra indicò con il capo Ryker, che era rimasto immobile in un angolo del terrazzo, sul prato. «In realtà devo prendere lui, ma ho pensato che fosse utile richiamarti all’ordine, sorellina. In fondo, non avrai libertà per molto tempo: sai che per queste cose c’è un processo.» Schioccò la lingua. «O forse non lo sai perché sei mezza umana? Ti è sfuggito?»
«Stai mentendo.» Ripeté.
«Sul fatto che sia mezza umana? Oh, no; lo sanno tutti.»
La ragazza strinse gli occhi e parlò con timbro fermo e sicuro. «Non su questo.»
«Puoi crederci o meno. Io mi prendo il fanciullo e tu puoi fare ciò che vuoi; non mi interessa.»
Thari poggiò la punta della spada su quella di Sekhmet. «Prendilol allora.» Sibilò.
«Subito.» Il demone affondò sulla ragazza, che scartò sulla destra e cercò di colpirla di nuovo.
I muscoli si tesero all’istante sotto la pelle scura, le loro lame stridettero al contatto forzato e rapido; gli occhi di Sekhmet Neseret lampeggiarono di fulmini vermigli nella profondità delle tenebre, e le loro ali sbatterono nell’aria con colpi poderosi e controllati.
Quando l’arma di Thari sfiorò il fianco della donna, quella indietreggiò, creando una certa distanza tra loro due. «Lascialo tornare al suo mondo, Thari.»
«Lo farò. A tempo debito, quando la situazione si risolverà, ma di certo non lo lascerò nelle tue mani avide di vendetta.» Con la coda dell’occhio vide il ragazzo alzarsi e osservarle da poco lontano.
L’altra inclinò un poco il viso. «Pensi davvero che sia questo il motivo? In così tanto tempo non sei riuscita a capire quale fosse il nostro dovere? Il tuo dovere come Figlia di Ananke, con obblighi e doveri precisi, con un equilibrio universale da rispettare. Lui non può essere tuo e tu non puoi continuare a fuggire: tornerà alla sua vita e tu pagherai le conseguenze delle tue azioni.» Le lanciò un’occhiata algida. «Non sono io a decidere queste regole. Come non sono stata io a decidere di donarti un corpo degno di nostra madre. E sì, io non ero d’accordo perché non sei un demone puro: saresti caduta in errore, prima o poi, e quell’errore è arrivato. Non mi dispiace affatto dire che io lo avevo previsto, Thari. Questa è la realtà, e tuttavia non mi interessa torcere neppure un capello al quel bambino: finiti tutti i tuoi compiti, perderai la tua essenza di demone della rinascita, ed è questo quello che conta, perché tu non lo sei!» La fissò con il suo sguardo liquido e si avvicinò di un paio di passi. «Non è vendetta; è giustizia.»
«Potresti avere ragione, ma non te lo lascerò prendere come se fosse un giocattolo cui hai diritto.»
Sekhmet non aspettò neppure che finisse la frase, le saltò addosso con la spada inclinata verso di lei. La luce delle torce baluginò sulle armi bianche e, colpita alla base del pollice con un taglio rapido e profondo, Thari fu costretta lasciare l’impugnatura.
Fu questione di attimi. La ragazza arretrò, e scansò alcuni colpi di spada, ma non aveva nulla per difendersi; sapeva come sarebbe finita e si maledisse una volta di più. Lanciò uno sguardo a Ryker, subito dietro le spalle del demone, per comunicargli tutto il suo dispiacere, ma lui interpretò quel gesto in modo diverso.
Con tutta la forza che aveva corse e balzò al collo di Sekhmet. Lei emise un suono sordo, con un movimento troppo repentino per lui, indietreggiò spingendo con le ali e lo sbatté contro il muro; prima che lui potesse comprendere, lei lo afferrò per il collo, rigirandolo e stringendolo a sé.
Thari, che aveva ripreso la propria arma, si bloccò vedendo che quella di Sekhmet era alla giugulare del ragazzo. «Non puoi farlo rinascere.» Le uscì un mormorio incerto.
Lei piegò ancora di più il gomito intorno alla gola di lui. «Non voglio farlo rinascere. Voglio portare lui, e te con lui, al vostro posto.»
Ryker boccheggiò, pieno di rabbia, premendo le dita sul braccio di lei. «Io non voglio andare da nessuna parte.»
«Del resto, lo sai, non puoi tenerlo qui contro la sua volontà.» Continuò Sekhmet senza ascoltarlo.
«Non è contro la mia volontà.» Insistette lui.
«Ah, no? Strano.» Lo strattonò leggermente. «Forse perché tu, Thari, non gli hai detto che tra meno di un mese devi uccidere sua sorella.»
Il silenzio che seguì fu una stilettata di dolore dentro il petto; mura di castelli che si sgretolavano inesorabili al suolo, sotto i piedi. Tutto, ma non Lulù. Ryker alzò gli occhi verso Thari, la quale aprii la bocca senza essere in grado di farne uscire mezza parola; si sforzò di deglutire, distogliendo lo sguardo da quello angosciato e incredulo di lui.
L’omissione, il tradimento, la colpa.
Abbassò l’arma, puntata verso di loro.
«È vero?» Domandò lui con un filo di voce.
Lei mosse appena la testa in un movimento circolare, come se non fosse capace di fare altro.
«Certo che è vero.» Sekhmet lo sentì allentare la presa sul proprio braccio.
«È vero?» Chiese di nuovo.
Il mio amore ti ucciderà. «Sì…» Sussurrò.
Lui esitò alcuni istanti, poi esplose. «Non seguivi me, dopo mia madre. Seguivi lei.»
«Io…»
«Mi hai mentito. Tutto quello che hai detto era una menzogna. Hai fatto tutto questo perché dovevi uccidere lei!»
Lei scosse il capo con vigore. «No, Ryker. Dovevo seguire lei, ma mi sono innamorata di te, di quello che sei, di come vivi le tue emozioni; è la verità.»
Tutto, ma non Lulù. Lei doveva vivere, lei doveva essere felice. Lei ne stava uscendo con tutta la sua forza. Non lo meritava, nessuno di loro poteva meritare un'altra simile tragedia. «Se fosse così, me lo avresti detto.»
«Ben detto.» Commentò Sekhmet che sorrise soddisfatta dietro i capelli color cenere del ragazzo.
Lui lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. Dentro di sé il panico lo stava assalendo, ma non voleva farlo vedere, perché la rabbia per tutto ciò che gli era successo, per le bugie, per quei sentimenti troppo violenti, lo avrebbero fatto urlare per il resto della sua vita. «Portami a casa, demone. Non voglio ricordare nulla di tutto questo.» L’asprezza di quella frase colpì Thari come una pugnalata nello stomaco.
Sekhmet lasciò la spada e lo afferrò per la vita, compiaciuta di quanto le cose fossero state più brevi del previsto. A volte bastavano poche parole e gli eventi prendevano pieghe diverse, inspiegabili, dure. Un attimo prima lui desiderava salvare una persona e forse ucciderne un’altra; ora chiedeva con tetra fermezza di essere portato via dalla seconda e di abbandonare alla propria sofferenza la prima.
«Mi dispiace.» Cercò di dire ancora la ragazza.
«Lo hai sempre detto, sono solo parole.» E le sue parole erano scagliate verso di lei come coltelli affilati.
L’amore. Lucida follia; oltre la logica delle leggi universali e parte di essa. «Lo so. E so cosa lei significhi per te. Ma non potevo dirti di lei; non potevo dirti quanto ti amassi.» Fece mezzo passo insicuro verso di lui.
Ryker voltò il viso e guardò gli occhi disumani di Sekhmet. «Portami via. Ora!» Crudele, giusto, ferito.
Il demone gli fece chiudere le palpebre e lui non vide il corpo di Thari cedere sotto quel dolore senza fine, nei meandri dilaniati dell’anima.
L’impotenza.
La colpa.
L’amore.
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Oppure vai a Baby you're all that I want
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When you're lyin' here in my arms
I'm findin' it hard to believe
We're in heaven
And love is all that I need
And I found it here in your heart
It isn't too hard to see
We're in heaven
Il sole tremolava incerto sull’orizzonte, come se combattesse il caldo che proveniva dalla sabbia del deserto. Thari lo guardava assorta nei suoi mille pensieri e nel suo senso di colpa, che la schiacciava come una cascata che non la lasciava respirare.
Non era in grado di gestire quel momento, non era in grado di dare un senso alle azioni che aveva compiuto, senza darsi della stupida. Le leggi che da tempi remoti regolavano il sistema le parvero all’improvviso insindacabili; e lei le aveva infrante.
Le aveva infrante due volte: quando si era resa visibile a un umano e quando si era innamorata di un umano. E quella era una legge che avrebbe dovuto tenere presente fin da subito; invece non lo aveva fatto. Con la scusa di praticare una parte del suo lavoro, aveva imparato a conoscere Ryker fin dentro l’anima. Quel luogo inaccessibile anche agli stessi umani.
In quel modo lo aveva amato; in quel modo lo aveva tradito.
Tradito perché ora sapeva, tradito perché non sapeva. Tradito perché lo amava.
Le leggi non servono a nulla, se esiste il libero arbitrio. Le leggi non servono a nulla, se il cuore non è in grado di seguirle. Aveva infranto le leggi e presto avrebbe infranto bene altre cose.
Con la coda dell’occhio vide Ryker giungere sulla terrazza, con il suo passo virile e la dolcezza dei movimenti; Thari strinse le braccia attorno alle ginocchia. Lui si sedette accanto a lei, guardando il Sahara. «Scusami per prima.» Disse, senza alcuna esitazione.
«Oh, non importa. Hai ragione, sono un demone e quello che faccio è togliere vite umane. Ed è colpa mia se sei bloccato qui.» Mormorò.
Lui si voltò e le diede una leggera botta con la spalla. «Questo è poco ma sicuro.» Commentò in tono canzonatorio.
Lei abbassò il mento e lui la cinse con le braccia, lasciando che Thari poggiasse la testa su di lui, il quale si riempì il naso di rose selvatiche, mentre la cullava con delicatezza. «Per me non è facile. Non è facile stare qui, stare lontano da casa, accettare tutto ciò che è successo nell’ultimo tempo.» Disse lentamente, dosando ogni singola parola. «Tuttavia non sono così sciocco da pensare che per te sia una questione semplice o un capriccio: so che lo stai facendo per me, per riparare a qualcosa che tu hai fatto, ma in cui io ormai sono coinvolto. Perdonami se a volte non riesco a sopportare questa situazione; non sono arrabbiato con te o forse sì, non ha importanza, ormai.» Le accarezzò la testa. «Grazie per quello che stai facendo adesso. Va bene così.» Il tono era basso e deciso, un timbro rassicurante. «Davvero, Thari.»
Lei chiuse gli occhi per un momento, ascoltando l’eco morbida del proprio nome sulle labbra di lui. Un tomento delizioso e troppo breve. Così breve. Il cielo sfolgorò i mille colori del tramonto quando il sole scivolò oltre la linea della terra. «Faccio un sacco di guai.» La voce cristallina incrinata nella consapevolezza delle proprie azioni.
L’errore, il tradimento, la colpa.
«Per essere un demone sei fin troppo umana.»
«Non so se prenderlo come un complimento.» Alzò il viso verso di lui. «Mi odi per tutto questo?» Domandò con voce querula.
Ryker sorrise. Il sorriso dolce di chi era abituato a farlo, il sorriso generoso di chi ci mette amore e comprensione. «Un po’.» Con il pollice le sfiorò la guancia, subito sotto l’occhio, chiedendosi se dei demoni potessero mai piangere, e trovò il fatto talmente ironico che si dovette sforzare per non ridere; non desiderava in nessun modo farle credere che stesse ridendo di lei, né desiderava farla sentire a disagio. Invero, desiderava che gli angoli delle sue labbra si piegassero verso l’alto.
Ma Thari le teneva piegate in un vago broncio infantile; lo sguardo perso negli occhi azzurri di lui; la pelle avida del respiro soffice di Ryker. Lui piegò il viso e la baciò con gentilezza.
Thari chiuse gli occhi, sciogliendo i muscoli tesi, e gli prese il viso con entrambe le mani. Avrebbe voluto essere un’essenza sola con lui, avrebbe voluto che lui non smettesse di baciarla per tutta la breve vita che le rimaneva. «È possibile desiderare il tuo corpo e la tua mente più di quanto io abbia mai immaginato?» Mormorò sulle sue labbra; le ali che si muovevano appena, placide, dietro di lei.
Ryker continuò a baciarla crogiolandosi nel suono delle parole di lei, sul significato delicato e nello stesso tempo invitante; infine sorrise. «Io non avevo mai immaginato nulla di tutto questo.» Con la lingua seguì la linea dritta della mandibola, quindi fece una leggera pressione su di lei con la mano, facendola sdraiare sul pavimento di prato, morbido letto dai riflessi smeraldini. Il denso calore del sangue, che percorreva il suo corpo, che colmava la sua brama, era un fiume di seta privo di dighe. «Se vuoi farmi impazzire in questa storia, fammi impazzire come si deve.» Bisbigliò al suo orecchio, prima di baciarle il collo.
Lei respirò a fondo; lo stomaco stretto in una morsa di dolce tensione. Le ali del tutto spalancate sull’erba, rilassate, mentre il corpo di lui scivolava sul suo. Ryker le sciolse la cordicella che le teneva fermi i vestiti, e quelli si aprirono silenziosi, scoprendole il seno sodo. Le labbra bagnate di lui scesero a baciarli e Thari ansimò inarcando la schiena.
Le infinite tonalità del blu invasero il cielo del Sahara, fuori la terrazza coperta, e, dentro, il fuoco delle torce si dipingeva danzante su di loro. La ragazza chiuse gli occhi, mentre il desiderio stillava umido da lei alla ricerca di un sentimento vivo e passionale. La bocca di lui disegnava percorsi invisibili sul corpo nero, che fremette sotto le sue mani candide e sicure, quando le sciolsero la gonna; le piume grigie carezzarono i fili d’erba in un breve sussulto. Thari prese il viso del ragazzo e lo attrasse al proprio; lo guardò negli occhi, senza esitazioni. «Se nella mia vita il mio cuore ha mai desiderato qualcosa più dell’aria, quel qualcosa sei tu; adesso.»
L’errore, il tradimento, la colpa.
L’amore. L’amore fulgido; l’eternità di un sentimento senza luogo, senza spazio, senza misura. Luce e ombra di un estremo volere; impalpabile egoismo.
Non posso.
La menzogna, l’omissione, la colpa.
Ryker le sfiorò i capelli dai riflessi argentei e la baciò a lungo. Poi si staccò da lei e le baciò il naso. «Thari, non so se rivivrò questo momento solo nei miei attimi più onirici, né come finirà questa storia; ma so che, qualsiasi cosa tu sia, sei la cosa più bella che potessi avere e il demone più dolce che io potessi conoscere.»
L’amore. Lucida follia; lacrima di gioia, attraente delirio di anime sognanti. La mente, il corpo: il risucchio dei sensi, oltre la logica delle leggi universali.
Non posso.
L’omissione.
Il tradimento.
La colpa.
L’amore. Thari gli rivolse un sorriso disarmante, carico di tutto ciò che provava per lui. Con la punta delle dita percorse la colonna vertebrale di lui in tutta la sua lunghezza, fino alle natiche; lo liberò della stoffa drappeggiata dalla vita e fece risalire le mani. Gliele poggiò sul petto e osservò il diamante corvino sul bianco velluto; le fece scorrere su di lui lentamente e lo attrasse a sé.
Ryker assaporò quel bacio caldo, assaporò ogni parte di lei e lei si sciolse, languida, sotto di lui. L’intensa voluttà rimbombava nelle vene e il tempo le parve, per una volta, magicamente infinito. Il risucchio dei sensi.
Trattenne il respiro quando lui si fece strada dentro di lei: si aspettava che sarebbe fuggito da un momento all’altro, che avrebbe scoperto qualcosa di non umano che lo avrebbe terrorizzato. Tuttavia lui incastrò lo sguardo nei suoi profondi occhi color pece e gustò ogni istante di quel percorso, fino a che non arrivò alla fine ed entrambi gemettero.
L’amore. Oltre la logica delle leggi universali, e parte di esse.
Thari socchiuse le labbra in un muto grido di dolore e piacere; lui scese a baciargliele e lei chiuse le palpebre. La sua mente contemplò il sentimento soffuso che scaturiva dal cuore di lui e lei si beò della sensazione di quell’intreccio perfetto, di lui dentro di sé, del bianco e del nero, dell’umano e del demone. Erano forgiati insieme nello spazio impalpabile di un tramonto senza fine. Il mio amore ti ucciderà. «Sono tua, ora.» Sussurrò, cingendolo con le gambe.
«Sarai mia per sempre.» Replicò Ryker con voce roca, senza sapere che quelle parole piene di una irreale promessa di eternità, racchiudevano un doloroso nocciolo di verità.
Lei fece per rispondere, ma lui uscì e affondò nuovamente dentro di lei. Thari avvampò e il suo bacino si sollevò, avido, verso di lui.
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Ancora grazie a chi sta seguendo questa storia.
Sullo scorso capitolo sto meditando.
Questo, in realtà, era più lungo, con uno stacco, ma ho preferito dividere il decimo capitolo in due più piccole. Anche se più brevi, poi capirete -forse- che è stato meglio così.
Questa è la vera piega diversa che aveva preso il racconto, quando lo dicevo tempo fa. Non voleva essere una storia d'amore, ma lo è diventata. Si vede che ono ancora romantica come una volta, inutile negarlo...